CHE COSA SIGNIFICA PREGARE?

“Un testo liberamente tratto da uno scritto di
Padre Serafino Tognetti”

Vi è molta ignoranza e confusione circa la preghiera. Che è molto di più di una serie di richieste o di ringraziamenti. Pregare significa innanzitutto abbandonarsi completamente alla volontà di Dio, per seguire Cristo con assoluta fiducia, spinti da un amore irriducibile.
Quando parliamo di preghiera pensiamo subito all’uomo in atteggiamento umile che chiede a Dio qualcosa, e in generale questo qualcosa risponde al soddisfacimento dei propri bisogni. Questo di per sé non è sbagliato: Gesù stesso nel Vangelo ci ha chiesto di bussare, di chiedere, di domandare anche il pane quotidiano.

Il significato principale

Ma la natura della preghiera è altra: essa presuppone il nostro incontro con Dio, a prescindere da quello che possiamo chiedere o ricevere. È un bisogno prima di tutto dell’anima di unirsi al suo Creatore, al suo Padre, al suo Tutto. La preghiera è rischiosa: dopo un po’ ci accorgiamo che Dio è persona e che ci chiede qualcosa, e forse qualcosa che non ci aspettiamo, e forse nemmeno desideriamo. La nostra natura si ribella a volte alle richieste di Dio, e per questo è più facile “anticipare” Dio con le nostre richieste, e quindi non ascoltarlo, non renderci docili prima di tutto alla sua presenza.
Noi non comunichiamo con Dio: ci rendiamo comunicabili a Lui.
La preghiera è effusione del cuore davanti a Dio: non è rapporto tra due soggetti, ma è il tentativo di diventare oggetto al suo pensiero. Per colui che pensa, Dio è un oggetto, per l’uomo di preghiera Egli è il soggetto. Quando ci troviamo in presenza di Dio ci sforziamo non di acquisire una conoscenza oggettiva, ma piuttosto di rendere più profonda la fedeltà tra noi e Dio. Ciò che desideriamo non è conoscere Lui, ma essere conosciuti da Lui».
Strano a dirsi: nella preghiera l’iniziativa è di Dio. È Lui che ci chiama, che ci vuole, che ci attira. Egli ha bisogno di noi perché ci ha creati e vuole donarci il suo Amore divino. La preghiera allora non è che la risposta dell’uomo. Don Divo Barsotti (1914-2006) iniziava sempre la sua giornata con due preghiere; la prima era: «Ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo», tratta dal Deuteronomio, e la seconda era: «”Padre nostro, che sei nei cieli…”. Questo significa: prima l’ascolto, poi la risposta. Nell’ascolto io imparo che Dio è Uno solo, e nella riposta dico subito: Padre mio…».

Fiducia completa

L‘uomo di preghiera dunque si “lascia fare” da Dio, e si fida di Lui. Questa è la grande sfida della preghiera cristiana, ed è anche questa la carenza che si può vivere nel nostro rapporto con Dio: la mancanza di fiducia in Lui. Abbiamo paura che il Signore ci chieda dei sacrifici, delle rinunce, qualcosa che non concordi con le nostre scelte di vita… e allora è meglio che Dio non parli proprio.
Ma se l’uomo dà questa piena fiducia a Dio, sapendo che tutto quello che Egli chiederà è il nostro vero bene, perché ci ama, allora tutto diventa semplice. È come nell’amore: quando si è innamorati, basta che l’altro sia, e siamo disposti a tutto per dargli gioia. L’incontro di Dio con l’uomo è per la gioia dell’uomo. Se solo si capisse questo, il problema sarebbe non quando pregare, ma quando smettere di pregare. La preghiera allora è questione di un istante, e quell’istante è tutto: consegnare totalmente noi stessi a Dio in uno slancio di fiducia illimitato, e rimanere quieti in silenzio davanti a Lui.

Le parole nella preghiera

Certo, la preghiera è fatta anche di parole, perché non esiste un amore muto. Allora saranno parole di richiesta, di lode, di supplica, di lamentela, di adorazione, di ringraziamento. Di tutto quello che volete, ma sempre con quella base di fiducia che l’uomo dà al suo Signore, lasciandogli quello spazio interiore in cui Dio stesso imprime nei nostri cuori le Sue parole, che sono parole di amore, di speranza, di comunione, di pace profonda. Parole di fuoco.
In questo senso la preghiera è di natura assolutamente contemplativa.
Nel silenzio del nostro cuore finalmente disponibile Dio parla; nel silenzio. L’uomo si effonde in Lui e risponde, come gli viene di rispondere: a quel punto qualunque cosa dice va bene, perché è il figlio che parla al Padre. Le esigenze di Dio non sono standardizzate. Egli ci fa conoscere il mondo dell’amore man mano entriamo in questa complicità di fiducia, e al termine ci può chiedere anche di portare la Sua croce, per salvare il mondo.
Infatti, sonoc proprio i cristiani che, con la loro offerta e preghiera, salvano ancora il mondo. Chi salva è Dio, ma generazione per generazione attraverso di noi. Il modo migliore per amare il prossimo è proprio pregare per lui, perché il Signore lo perdoni dei peccati e lo purifichi, e per ottenere questo il mezzo è la partecipazione al Sacrificio della croce. Ma anche questo non è imposto mai: è accettato e vissuto nella preghiera e nella fiducia.
La preghiera intesa in questo modo, infine, dà gioia. Un’anima così abbandonata a Dio nella preghiera conoscerà una pace interiore che la sorprenderà.

Padre Serafino Tognetti

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